di Bernardina Calafiori e Alessandro Montagna*

L’articolo 29 del d.lgs. n. 276 del 10 settembre 2003 prevede espressamente che “(…) in caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l’appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto, nonché i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto, restando escluso qualsiasi obbligo per le sanzioni civili di cui risponde solo il responsabile dell’inadempimento”. Continua a leggere

 

di Bernardina Calafiori e Eleonora Ilario*

Con la sentenza n. 47904 del 1° dicembre 2023, la terza sezione penale della Corte di Cassazione ha affermato che l’obbligo di cui all’art. 2087 c.c. deve ritenersi correttamente adempiuto da parte dei datori di lavoro che abbiano applicato le prescrizioni e le misure contenute nei protocolli sui rischi di contagio covid. Continua a leggere

di Bernardina Calafiori e Alessandro Montagna*

In materia di criteri per la scelta dei dipendenti da espellere nel corso di una procedura di licenziamento collettivo, l’art. 5, comma I, della legge n. 223 del 07.1991 prevede che “l’individuazione dei lavoratori da licenziare deve avvenire, in relazione alle esigenze tecnico – produttive ed organizzative del complesso aziendale, nel rispetto dei criteri previsti da contratti collettivi stipulati con i sindacati di cui all’art. 4, comma 2 (R.S.A. o associazioni aderenti a confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale: n.d.r) ovvero, in mancanza di questi contratti, nel rispetto dei seguenti criteri, in concorso tra loro: Continua a leggere

di Bernardina Calafiori e Eleonora Ilario*

Con l’ordinanza n. 26697 del 21 settembre 2023,la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi in ordine alla facoltà del lavoratore di mutare il titolo della sua assenza, da malattia a ferie, quando tale richiesta sia volta ad evitare il licenziamento per scadenza del periodo di comporto. Continua a leggere

di Bernardina Calafiori e Alessandro Montagna*

Con sentenza n. 10953 del 7.03.2023, pubblicata in data 26.04.2023, la Suprema Corte di Cassazione ha confermato il proprio orientamento in ordine alla delimitazione della nozione di retribuzione utile ai fini contributivi, assumendo che “ai fini dell’individuazione della base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali, occorre fare riferimento alla retribuzione “dovuta”, per legge o per contratto collettivo o individuale, e non a quella effettivamente erogata”: con la conseguenza che “salvo che la retribuzione stabilita nella contrattazione collettiva nazionale sia onnicomprensiva, se è prevista un’indennità ulteriore a livello provinciale o aziendale, per calcolare il “dovuto” è necessario interpretare il contratto ed accertare se quella voce retributiva vada inclusa negli istituti indiretti”. Continua a leggere

di Bernardina Calafiori e Alessandro Montagna*

Con la pronunzia n. 8921 del 7 marzo 2023, pubblicata, mediante deposito in cancelleria, in data 29 marzo 2023, la Suprema Corte di Cassazione ha confermato un principio di diritto fondamentale in materia di decorrenza del termine di prescrizione per il versamento dei contributi previdenziali dovuti all’Inps a valere sulle retribuzioni pagate ai lavoratori. Continua a leggere

di Bernardina Calafiori e Eleonora Ilario *

Cassazione, sez. Lav., ordinanza del 9 maggio 2023, n.12244

«La previsione dell’art. 8, comma 1, del d.lgs. n. 81/2015, se esclude che il rifiuto di trasformazione del rapporto in part time possa costituire di per sé giustificato motivo di licenziamento, non preclude la facoltà di recesso per motivo oggettivo in caso di rifiuto del part time, ma comporta una rimodulazione del giustificato motivo oggettivo e dell’onere di prova posto a carico di parte datoriale. Continua a leggere

di Paolo Galbusera* e Andrea Ottolina*

L’articolo 28 co. 1 del d.lgs. 81/2015, così come modificato da d.l. 87/2018, dispone che l’impugnazione del contratto a tempo determinato debba avvenire “entro centottanta giorni dalla cessazione del singolo contratto”, mentre, per quanto riguarda i contratti di somministrazione, il successivo art. 39 co. 1, prevede un onere di impugnazione entro il termine di 60 giorni, decorrente dalla data in cui il lavoratore ha cessato di svolgere la propria attività presso l’utilizzatore. Continua a leggere

di Paolo Galbusera* e Andrea Ottolina*

Frequentemente i datori di lavoro decidono di erogare in favore dei propri dipendenti il c.d. superminimo, cioè una quota di retribuzione ulteriore rispetto al minimo tabellare previsto dal contratto collettivo nazionale per quello specifico livello di inquadramento. Una volta attribuito, il superminimo entra a pieno titolo tra gli elementi fissi della retribuzione, quali paga base, contingenza, scatti di anzianità ed eventuali altri elementi previsti dal contratto collettivo nazionale, territoriale o aziendale. Continua a leggere

di Bernardina Calafiori e Alessandro Montagna*

Con la sentenza n. 20446 del 2.03.2022, pubblicata, mediante deposito in cancelleria, in data 24.06.2022, la Suprema Corte, dando continuità ad un orientamento invalso – e, prima della sentenza sopra citata, ribadito anche da Cass. 25.08.2015 n. 17119 – ha enunciato un importante principio di diritto in tema di obblighi contributivi verso le gestioni previdenziali e assistenziali. Continua a leggere