di Domenico Calvelli*

Ci sono numeri della rivista che sembrano costruiti attorno a un filo invisibile. Questo, a leggerlo con calma, ne ha uno chiarissimo: nel lavoro non basta fare le cose. Bisogna saper dimostrare di averle fatte bene.

Può sembrare un’ovvietà, ma è una di quelle ovvietà che, nella pratica quotidiana, decidono se una scelta resta gestione ordinata o diventa contenzioso. La prova della scelta previdenziale. La prova della correttezza retributiva. La prova del criterio usato per attribuire un superminimo. La prova della presenza in azienda. La prova della malattia, vera o contestata. La prova della possibilità concreta di assistere un familiare disabile. La prova documentale nei cantieri. E, ormai, anche la prova che gli strumenti di intelligenza artificiale siano usati come ausilio e non come nuovo oracolo aziendale, perché di oracoli ne abbiamo già abbastanza: alcuni parlano in circolari, altri in FAQ, altri ancora in software che lampeggiano senza spiegare. Continua a leggere

di Domenico Calvelli*

Ci sono numeri della rivista che, a prima vista, sembrano mettere insieme argomenti molto diversi: previdenza complementare, rimborsi chilometrici, intelligenza artificiale, lavoro sportivo, partecipazione dei lavoratori, pignoramento dello stipendio, giurisprudenza, esoscheletri nei porti, perfino Lindsey Vonn. Uno potrebbe domandarsi: che cosa c’entrano tra loro?

La risposta, come spesso accade, è più semplice di quanto sembri: c’entrano eccome. Perché tutti questi contributi parlano, ciascuno a modo proprio, di una cosa sola: la necessità di dare struttura al cambiamento. E possibilmente farlo prima che il cambiamento ci travolga, perché poi, si sa, arrivano la circolare interpretativa, l’interpello, la sentenza della Cassazione, la nota spese pagata in contanti e il cliente che entra in studio con la famosa busta piena di documenti “tutti in ordine”. Peccato che l’ordine, in quei casi, sia spesso un concetto filosofico. Continua a leggere

di Calvelli Domenico*

Ci sono numeri della rivista che si lasciano presentare con facilità, perché hanno un tema dichiarato, quasi scolastico. E poi ce ne sono altri, come questo, che si fanno capire meglio dopo averli attraversati tutti, pezzo per pezzo, come si fa con certi paesaggi: non li comprendi dal cartello stradale, ma dalla strada. Il filo che tiene insieme queste pagine, a ben vedere, non è uno solo. È un intreccio.

C’è il tema della tenuta, anzitutto: tenuta psicologica, tenuta organizzativa, tenuta normativa, tenuta previdenziale. Ma c’è anche qualcosa di più sottile: il rapporto, sempre difficile e sempre decisivo, tra struttura e libertà, tra regola e persona, tra apparato e vita concreta.

In altri termini: il lavoro non è mai solo lavoro. Continua a leggere

di Domenico Calvelli*

C’è un equivoco che torna ciclicamente: che la consulenza del lavoro sia un esercizio di burocrazia. Che basti un software. Che “tanto è tutto automatico”.

Chi lo dice, di solito, non ha mai gestito una cessazione in urgenza, un’ispezione, un inquadramento controverso, una NASpI che si inceppa, una cassa integrazione interpretata male, un contenzioso nato da un cedolino “solo formalmente corretto”.

La verità è più semplice (e più scomoda): il lavoro è materia viva. E dove la materia è viva servono competenza, prudenza, responsabilità. Continua a leggere

di Domenico Calvelli*

Il lavoro, oggi, è un territorio in trasformazione  continua, attraversato da fragilità individuali,  responsabilità collettive, sfide tecnologiche e  nuove forme di tutela che si intrecciano come fili  di uno stesso tessuto. La sensazione, leggendo i  contributi di questo numero, è che il diritto del  lavoro, la previdenza, la formazione, la sicurezza,  la digitalizzazione e persino la gestione delle  vulnerabilità personali stiano convergendo  verso una direzione comune: riportare la  persona al centro dell’organizzazione sociale.  Non si tratta di uno slogan, ma di un impegno  concreto che richiede metodo, cultura e  capacità di visione. Continua a leggere

di Domenico Calvelli*

Ci sono stagioni in cui il diritto del lavoro sembra rincorrere le trasformazioni dell’economia; e altre in cui sono le imprese – con scelte coraggiose – a indicare la rotta al legislatore.

In questo numero vogliamo tenere insieme entrambe le traiettorie: le norme (fiscali e giuslavoristiche) che servono per non sbagliare e le leve culturali e organizzative che fanno davvero la differenza. Perché l’equilibrio tra conformità e valore umano non è uno slogan: è l’unico modo per costruire aziende solide, attrattive e sostenibili. Ed ecco un tema concreto quanto trascurato: la mobilità dei lavoratori. La distinzione tra trasferta, distacco e trasferimento smette di essere un esercizio accademico e diventa una bussola operativa: provvisorietà, durata, sede abituale, trattamento indennitario, imponibilità fiscale e riflessi contributivi. Imprese e professionisti vi troveranno la mappa per impostare policy interne chiare, coerenti con i contratti collettivi e “a prova di controllo”.

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di Domenico Calvelli*

Come è noto, la revisione legale dei conti – disciplinata in via principale dal D.Lgs. 39/2010 – è spesso percepita quale presidio esclusivamente contabile; un rito notarile di conformità numerica, più che un’indagine di sistema. Eppure la realtà delle imprese contemporanee, intrecciata con normative lavoristiche sempre più pervasive, impone di riconoscere che molti degli scostamenti che il revisore intercetta maturano, prima ancora che nei registri contabili, nelle pieghe del diritto del lavoro: contribuzione omessa o irregolare,
benefit aziendali male inquadrati, piani di welfare non conformi alla prassi INPS, perfino la gestione dei rimborsi chilometrici veicolati tramite Telepass. Continua a leggere

di Domenico Calvelli*

C’è un filo rosso che unisce numeri e persone, conti economici e diritti sociali, payroll e dignità del lavoro: quel filo viene tenuto saldo dai commercialisti che hanno scelto di muoversi nell’area giuslavoristica. Li incontriamo sui palchi dei convegni ma, ancora più spesso, ogni mese a chiudere prospetti paga che valgono più di qualunque bonus motivazionale; li vediamo bussare all’Ispettorato nazionale del Lavoro, parlare con funzionari INPS ed INAIL, predisporre modelli CU e, nello stesso tempo, suggerire piani di welfare che trasformano il costo in valore. Continua a leggere

di Domenico Calvelli*

Eccoci al secondo appuntamento del 2025 con numerosi approfondimenti molto interessanti.
Molto utile apprendere che l’ATS Brianza ha attivato la Campagna informativa “Impariamo dagli errori” raccontando, sul sito Web aziendale, alcune dinamiche infortunistiche di casi indagati, con la speranza che l’informazione su questi eventi contribuisca a ridurre la possibilità del ripetersi di infortuni con le stesse dinamiche.

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di Domenico Calvelli*

Nel lontano 2013, a Roma, nacque una rinnovata coscienza nei Commercialisti che si occupavano da sempre, nella propria attività libero professionale, di lavoro e previdenza, non foss’altro che la legge numero 12 del 1979 riconosceva a tre categorie, commercialisti, avvocati e consulenti del lavoro (questi ultimi nati proprio in questa circostanza) le competenze necessarie. Così volle dunque il potere legislativo, costituzionalmente sovrano.

In una intera giornata di lavori, ospiti dell’Ordine di Roma, si dibattè sin da principio se creare un soggetto avente caratteristiche di comitato scientifico o di sindacato. Il Comitato scientifico Gruppo Odcec Area Lavoro optò successivamente per la prima ipotesi; rappresentare cioè all’esterno le capacità dei commercialisti nel districarsi nella sempre più complessa normativa, e prassi, del diritto, dell’economia e dell’organizzazione del lavoro. Continua a leggere