di Graziano Vezzoni*

 

Adesso, lo so, penserete che mi sono fatto prendere un po’ troppo la mano dai film di fantascienza.

Ma ascoltate questa: avete presente “Ritorno al futuro”, quel film dove Michael J. Fox viaggia nel tempo con una DeLorean e si lancia in avventure temporali? Continua a leggere

di Stefano Grimaldi*

Il visionario genio di Kubrick, attraverso la settima arte, già decenni fa ci proiettava con un capolavoro avveniristico in un futuro distopico (partendo dalla scoperta degli utensili usati dagli ominidi) profetando un culmine dell’umanità evoluta, governata da macchine (fin troppo senzienti) dalla intelligenza generativa, evolutiva, distruttiva. Continua a leggere

di Graziano Vezzoni* Maurizio Centra**

Cosa spinge un operaio a salire su una scala traballante, a maneggiare un macchinario difettoso, a non utilizzare i dispositivi di protezione individuale? Cosa spinge un datore di lavoro a non fornire ai suoi dipendenti le attrezzature adeguate, a non controllare le condizioni di sicurezza, a non rispettare i tempi di riposo, a non formare adeguatamente il personale? Cosa spinge le istituzioni a vigilare in modo insufficiente sul rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro, a non sanzionare i trasgressori, a non promuovere la cultura della sicurezza? Cosa spinge i cittadini a non informarsi, a non sensibilizzarsi, a non solidarizzare con le vittime degli incidenti sul lavoro? Queste sono alcune delle domande che ci dobbiamo porre quando ci troviamo di fronte a tragedie come quella avvenuta il 16 febbraio 2024 nel cantiere di Firenze, dove cinque operai hanno perso la vita e altri tre sono rimasti feriti. Gli incidenti sul lavoro più gravi, tranne rari casi, non dipendono dall’errore umano, ma sono il risultato di una serie di fattori tra loro concatenati, che vanno dalle norme di legge complesse alla cultura della sicurezza carente, transitando per i comportamenti omissivi dei datori di lavoro e le responsabilità dei soggetti incaricati dei controlli. Continua a leggere

*di Maurizio Centra

Sono almeno dieci anni che la parola social è entrata nel vocabolario della lingua italiana, tanto che non si può più considerare un neologismo ma un aggettivo di cui pochi si chiedono il significato, perché è noto e utilizzato nella vita di tutti i giorni. Al riguardo, l’autorevole vocabolario Treccani ha coniato la definizione: “che utilizza la rete come luogo di condivisione e scambio di informazioni ed esperienze”.

 

Chi mi conosce potrà stupirsi che mi accinga a parlare di un evento social e non di una delle (poche) materie sulle quali posso esprimere un parere professionale di qualche utilità, ma mi sono concesso questa libertà perché mi è accaduto un fatto che avrebbe potuto impedirmi di stare qui adesso a tediare chi sta leggendo queste righe “sulla fiducia”. Continua a leggere

di Graziano Vezzoni* IA**

L’Intelligenza Artificiale (IA – Intelligenza artificiale– Wikipedia) è uno dei temi più dibattuti ed interessanti del nostro tempo e secondo molti studi, circa la metà dell’attuale forza lavoro potrebbe essere impattata dall’automazione grazie alle tecnologie sviluppate dalla IA. La IA potrà sconvolgere a 360 gradi il modo con cui ci interfacciamo; dietro l’angolo ci aspetta un mondo alla “Matrix”? Continua a leggere

di Mariacarla D’Amico*

Raggiungere una reale parità di genere è una vera e propria sfida per l’Europa, pur riconoscendo i progressi della presenza femminile nel mercato del lavoro, si deve porre l’accento sul fatto che la vera parità di genere soprattutto nel mercato del lavoro è ancora lontana. Il rapporto “Global Gender Gap Report 2023” del World Economic Forum evidenzia che ci vorranno ancora molti anni per raggiungere la parità di genere, con ampie variazioni tra i Paesi europei. La strategia per la parità di genere dell’UE e le politiche pubbliche sono considerate strumenti chiave per accelerare il progresso verso la parità di genere. Per questo è di grande importanza per il mondo in generale e per l’Europa in particolare, saper affrontare sfide specifiche come la segregazione settoriale e il gender pay gap. Continua a leggere

Una storia di amicizia*

Cari Amici,

fatemi gli auguri: oggi compio 10 anni e voglio festeggiare insieme a tutti Voi.

La tavola è già stata imbandita ed è pronta per accogliervi in quel di Caserta, venerdì 22 e sabato 23 settembre: una reggia ci attende… e che reggia! Non mancheranno la torta con le candeline e lo champagne, come si conviene nelle occasioni festose. Continua a leggere

di Roberta Jacobone*

Da molto tempo ormai si sente e si legge ovunque di “parità di genere”, una espressione che l’infallibile Treccani definisce “parità: rapporto di uguaglianza o equivalenza tra due o più cose” e “genere: un insieme, un raggruppamento ideale di cose o persone che hanno caratteristiche simili”. Nel nostro quotidiano la parità di genere si considera rispettata quando iniziative, opportunità, lavori, proposte ed occasioni sono rivolte indistintamente a chiunque, prescindendo da sesso, religione, etnia, status sociale. Continua a leggere

di Martina Riccardi* e Paolo Soro**

Potrebbe sembrare paradossale, ma ogni nuovo “bonus” varato dal governo è ormai diventato un vero e proprio spauracchio per noi commercialisti italiani. Non è tanto il dover svolgere lavoro extra (che assai difficilmente riusciremo a farci pagare), quanto il fatto che dietro si nasconde sempre qualche tranello. Continua a leggere

di Maurizio Centra*

Dopo essere diventati tutti virologi, da qualche mese ci siamo scoperti anche tutti strateghi militari ed esperti in geopolitica, senza trascurare l’innata attitudine per il ruolo di allenatore della nazionale di calcio. D’altronde negli anni ’30 del secolo scorso qualcuno ha definito l’Italia “un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori e di trasmigratori”. Sorvolando sulle sofferenze che le azioni dell’autore di tale frase procurarono al popolo, quello che oggi sorprende è che l’Italia, con tutte le sue straordinarie qualità, non sia mai diventato anche un popolo di economisti. In pratica, sappiamo tutto sulle varianti del Covid-19, esprimiamo pareri sulla ripresa dell’attività di medici non vaccinati, ma poi cerchiamo di evitare che curino proprio noi. Siamo consapevoli che il debito pubblico italiano sia tra i più alti al mondo, ma poi condividiamo le politiche di ulteriore indebitamento, che graverà sulle spalle delle future generazioni, che, tra l’altro, saranno sempre meno numerose. Continua a leggere