di Graziano Vezzoni*

Ci sono mattine in cui vorresti davvero essere Robert Duvall in Apocalypse Now: a torso nudo, cappello da cowboy, mentre gli aerei bombardano la costa e tu sogni solo di cavalcare le onde (o almeno di sopravvivere). Ecco, quella mattina per Graziano era una di quelle giornate “no” che nemmeno il tè riesce a salvare.

Quella mattina del 16 febbraio 2026, per Graziano comincia presto, con una multa per parcheggio fuori dalle strisce (perché la fortuna, si sa, dorme sempre un po’ più di te). Arrivi in ufficio e, come da copione, ti chiama il cliente che, con la gentilezza di un cactus, ti fa notare un errore nei cedolini (poi risultato inesistente). E mentre cerchi di ricordare perché hai scelto questo lavoro, arriva una PEC con un avviso di accertamento. Ma il vero colpo di grazia? Il comunicato stampa dei Consulenti del Lavoro. In quel momento, solo nella stanza, Graziano sussurra: «Adoro l’odore del napalm al mattino». E non è una citazione, è un desiderio. Continua a leggere

di Graziano Vezzoni*

Vi siete mai soffermati a pensare se è possibile che un commercialista possa essere un sognatore? La risposta è sì. Sì, proprio così: sotto la giacca elegante e tra le pile di scartoffie si cela un essere umano che, almeno una volta nella vita, ha fantasticato di mollare tutto per inseguire una strada completamente diversa. Perché anche chi vive di numeri, scadenze e calcoli, ogni tanto si sorprende a chiedersi: “E se avessi scelto un’altra strada?” Continua a leggere

di Graziano Vezzoni*

Ricordo sempre con piacere le giornate trascorse con Romano Perotto, un uomo che aveva superato i novant’anni ma conservava la vitalità di un ventenne sotto steroidi. Romano era il tipo di persona che, quando raccontava una storia, ti faceva sentire come se stessi leggendo un romanzo d’avventura, mentre io, al massimo, sfoglio la Gazzetta Ufficiale. Aveva vissuto mille vite: pesca subacquea tra squali e tonni, discese in canoa su fiumi impetuosi, canyoning in gole sperdute… mentre l’unico rischio che corro io è inciampare nei cavi del computer. Le sue foto sono un tripudio di azione, sole, sorrisi e mondi incontaminati; le mie, invece, risultano decisamente più banali e grigie.

Quando Romano parlava delle sue imprese, io mi sentivo piccolo piccolo. Lui aveva affrontato tempeste, animali feroci e correnti impetuose. Io, invece, il massimo dell’adrenalina l’ho provato quando mi sono arrampicato su una scala per recuperare un faldone archiviato nel 1998. E non parliamo di quella volta in cui ho dovuto affrontare un datore di lavoro infuriato: altro che squali, quelli mordono davvero!

Romano aveva girato il mondo, io giro tra scrivania, sala riunioni e, se proprio voglio esagerare, raggiungo la macchinetta del caffè. Lui aveva storie di avventure e sopravvivenza, io ho storie fiscali di sopravvivenza. Lui si lanciava nei torrenti, io mi lancio nelle scadenze fiscali. Adesso Romano non c’è più, e il vuoto che ha lasciato è grande. Ma ogni volta che penso a lui, mi viene da sorridere: forse non sarò mai un eroe da romanzo, ma almeno posso dire di averne conosciuto uno vero.

La mia vita da commercialista del lavoro, a confronto con quella di Romano, sembra la trama di una sit-com ambientata in ufficio. Le mie giornate iniziano sempre con una sfida: trovare la motivazione per alzarmi dal letto, sapendo che ad attendermi ci sono montagne di scadenze, circolari ministeriali e clienti ansiosi come gabbiani davanti a una barca di pescatori. Il mio equipaggiamento da avventuriero? Computer portatile, calcolatrice, penne (che misteriosamente spariscono ogni settimana) e una scorta di caffè sufficiente a tenere sveglio un intero reggimento. La mia giungla è fatta di scartoffie, archivi che sembrano labirinti e password che cambiano ogni tre giorni, giusto per aggiungere un po’ di suspense. Le mie “missioni pericolose” sono le chiamate, se rispondono, con l’INPS, dove ogni risposta è un enigma degno della Sfinge. Le email dei clienti sono come messaggi in bottiglia: alcune portano richieste di salvataggio, altre solo lamentele per un errore di stampa nella busta paga. E poi ci sono le riunioni, vere e proprie maratone di sopravvivenza, dove l’unico modo per uscirne vivi è fingere di capire tutto quello che si dice.

Il mio sport estremo preferito? Cercare di spiegare a un cliente perché lo stipendio netto di un suo dipendente non è quello che ha visto “su internet” o sentito al bar, oppure affrontare la temibile “chiusura mensile”, quando ogni minuto conta e il panico si diffonde come un virus tra i colleghi. Altro che canyoning: qui si rischia davvero la pelle (o almeno la reputazione). Pensandoci bene, anche affrontare la burocrazia italiana richiede un certo spirito d’avventura… o almeno così mi piace raccontarmela.

Nella mia vita non ho mai invidiato nessuno, se non Romano, che era riuscito a indirizzare la sua esistenza verso un mondo fatto di viaggi avventurosi e, soprattutto, riusciva a star lontano dalla routine quotidiana. Il mio mondo selvaggio è fatto di gesti ripetitivi.

Ora è venerdì sera. Mentre Romano, probabilmente, avrebbe preparato lo zaino per una nuova avventura, io preparo mentalmente la lista delle cose da fare per lunedì. Però, come avrebbe voluto lui, mi appresto ad alzare un calice di vino e brindare al suo ricordo, perché lui avrebbe voluto essere ricordato così, con un buon brindisi.

Ciao Romano. Buon viaggio.

*ODCEC Lucca

di Graziano Vezzoni*

Nel piccolo studio di Graziano, tra pile di documenti e tazze di caffe ormai fredde, si cela una collezione straordinaria: le associazioni sportive. Non figurine, purtroppo, ma un autentico assortimento di grattacapi burocratici capaci di far impallidire anche Fra Luca Pacioli. Dalla bocciofila alla vela, passando per il calcio e persino il curling (di cui nessuno, ancora oggi, ha davvero compreso la natura, sebbene il nome suoni esotico), tutte erano state rigorosamente introdotte da amici o da amici/clienti e gestite naturalmente a titolo gratuito, perché, si sa, gli amici sono amici… finché non ti portano grane. Continua a leggere

di Graziano Vezzoni*

Graziano, con il suo mitico costumino a righe (acquistato nel 1998 e ormai più vintage di una Fiat 500 d’epoca), stava prendendo il sole sulla spiaggia di Forte dei Marmi, al Bagno Onda Marina.
Era il suo giorno di riposo, un evento più raro di un unicorno avvistato in centro a Milano; l’ufficio era chiuso e le pratiche di lavoro, almeno per quel giorno, erano state dimenticate. O meglio, parcheggiate in doppia fila nella sua testa, pronte a suonare il clacson al primo pensiero negativo.
Ogni tanto (cioè ogni tre minuti, cronometrati) Graziano sollevava lo sguardo dal suo libro da spiaggia di Pietro Ichino, “Mezzo secolo di Diritto del Lavoro”, fingendo di essere profondamente assorto e interessato alla lettura. Continua a leggere

di Graziano Vezzoni*

Cari colleghi, oggi ho vissuto un’esperienza così straordinaria che non posso fare a meno di condividerla con voi. Sì, perché sono entrato nella sede INPS di Lucca e mi sono sentito come Harry Potter al Ministero della Magia – solo che invece di maghi c’erano impiegati e anziché bacchette magiche si brandivano timbri e calcolatrici.
L’atrio era un tripudio di colleghi in attesa, tutti con lo sguardo speranzoso di chi sta per assistere al primo spettacolo del mattino al Cirque du Soleil. Alle pareti troneggiavano le foto degli impiegati del mese, che sorridevano come star, e l’atmosfera era così allegra che avrei giurato di sentire in sottofondo la colonna sonora di un film. Continua a leggere

di Graziano Vezzoni*

A Venezia è il 12.06.2030 un venerdì, come tanti altri; mi appresto a partecipare al convegno, che già dal titolo si annuncia intrigante, in perfetto stile veneziano, “Concordato Preventivo Biennale sul Lavoro”.

Questo tipo di contratto era stato istituito nel lontano 2028, ispirandosi vagamente al famoso Concordato Preventivo Biennale di natura fiscale del 2024.

Ricordiamo tutti che tale concordato, nonostante le sue nobili intenzioni, non aveva riscosso un grande seguito né successo. Ma, ahimè, nella burocrazia come nella moda, tutto torna! Con alcuni colleghi e redattori della rivista “Noi e il Lavoro”, stiamo solcando le acque del Canal Grande a bordo di un vaporetto, diretti al convegno. Continua a leggere

Era una tranquilla serata estiva quando il destino decise di giocare un tiro mancino a due anime solitarie. La brezza marina trasportava nell’aria i profumi della cucina mediterranea, mentre sullo sfondo si stagliava l’eco dei gabbiani festaioli. E proprio lì, in quella cartolina vivente, un commercialista del lavoro di nome Graziano conobbe Chiara, una consulente del lavoro.

Graziano era il tipo che catalogava ogni esperienza come “attivo” o “passivo” nel bilancio emotivo della sua vita, mentre Chiara categorizzava le persone come fossero dei CUD, sempre pronta a scovare eventuali incongruenze. Quella sera, Graziano decise che avrebbe catalogato questo incontro come “attivo”. Fu durante una cena organizzata da uno stabilimento balneare, sulla spiaggia Versiliese, che il loro sguardo si incrociò tra una forchettata di spaghetti alle vongole e un sorso di Vermentino di Luni. Continua a leggere

di Graziano Vezzoni*

 

Le storie che si svolgono negli hotel, certe volte sono meglio di un episodio di una serie TV a luci rosse!

Immaginatevi la scena: il buon Silvio (chiamiamolo così per convenienza e privacy), che sembra il protagonista di una telenovela estiva molto piccante, viene sorpreso, da un amministratore, in flagrante delicto in un angolo nascosto dell’hotel. Continua a leggere

UNA GIORNATA DI NORMALE FOLLIA DI UN COMMERCIALISTA LAVORISTA

di Graziano Vezzoni*

10 Agosto, ore 6,00:

Mentre la maggior parte dei mortali è ancora avvinghiata ai cuscini, io, con le mie scarpette che hanno più buchi della mia pazienza, inizio la mia odissea mattutina. Il viale a mare si stende davanti a me come un tappeto rosso per una star, ed invece, chi sta correndo (si fa per dire) si tratta di un commercialista in fuga dalla sedentarietà. Parto da casa, raggiungo il pontile di Forte dei Marmi e mi rigiro – non per ammirare l’alba, ma perché il fisico vuole la sua parte (anche se la mente protesta). Dopo 40 minuti rientro a casa, doccia veloce e poi mi catapulto al bar. Qui, tra un espresso e un cornetto, mi trasformo nel Socrate del gossip locale. Discuto di tutto, dal calciomercato alle strategie per evitare i turisti in infradito. Continua a leggere