di Graziano Vezzoni*

L’INPS, con la circolare n. 129 del 2025, ha fornito le istruzioni operative sull’estensione dell’esonero contributivo previsto dall’articolo 6-ter del decretolegge n. 457/1997, così come modificato dal decretolegge n. 144/2022, alle imprese di navigazione residenti e non residenti con stabile organizzazione in Italia che utilizzano navi iscritte nei registri degli Stati UE o SEE, o battenti bandiera dei medesimi Stati. Continua a leggere

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di Stefano Bacchiocchi*

La normativa che regola l’amministrazione di sostegno nasce con l’obiettivo di affiancare le persone che, a causa di difficoltà fisiche, psichiche o relazionali, non possiedono piena autonomia nelle azioni quotidiane, garantendo al contempo il rispetto della loro autodeterminazione. Questo istituto ha rovesciato il paradigma tradizionale, spostando il fulcro dal mero controllo giudiziario verso un accompagnamento cucito sulle effettive esigenze del beneficiario. Continua a leggere

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di Giovanni Dall’Aglio*

Come spesso accade nell’affrontare rivoluzioni che non comprendiamo, si innescano meccanismi tanto comici quanto tragici. Così sta accadendo nel modo in cui usiamo l’intelligenza artificiale. La consideriamo come fosse una sigaretta, da consumare per un tiro di automazione o un powerpoint che si scrive da solo. Per poi spegnerla, più soddisfatti e performanti, ma più lontani da noi stessi. Non ci accorgiamo che l’AI è come il fuoco, nato per vedere più a fondo. Per illuminare il buio. Chi la usa solamente per risparmiare tempo non si accorge che sta bruciando proprio quello che gli manca: il senso. Continua a leggere

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di Domenico Calvelli*

Il lavoro, oggi, è un territorio in trasformazione  continua, attraversato da fragilità individuali,  responsabilità collettive, sfide tecnologiche e  nuove forme di tutela che si intrecciano come fili  di uno stesso tessuto. La sensazione, leggendo i  contributi di questo numero, è che il diritto del  lavoro, la previdenza, la formazione, la sicurezza,  la digitalizzazione e persino la gestione delle  vulnerabilità personali stiano convergendo  verso una direzione comune: riportare la  persona al centro dell’organizzazione sociale.  Non si tratta di uno slogan, ma di un impegno  concreto che richiede metodo, cultura e  capacità di visione. Continua a leggere

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di Graziano Vezzoni*

Ricordo sempre con piacere le giornate trascorse con Romano Perotto, un uomo che aveva superato i novant’anni ma conservava la vitalità di un ventenne sotto steroidi. Romano era il tipo di persona che, quando raccontava una storia, ti faceva sentire come se stessi leggendo un romanzo d’avventura, mentre io, al massimo, sfoglio la Gazzetta Ufficiale. Aveva vissuto mille vite: pesca subacquea tra squali e tonni, discese in canoa su fiumi impetuosi, canyoning in gole sperdute… mentre l’unico rischio che corro io è inciampare nei cavi del computer. Le sue foto sono un tripudio di azione, sole, sorrisi e mondi incontaminati; le mie, invece, risultano decisamente più banali e grigie.

Quando Romano parlava delle sue imprese, io mi sentivo piccolo piccolo. Lui aveva affrontato tempeste, animali feroci e correnti impetuose. Io, invece, il massimo dell’adrenalina l’ho provato quando mi sono arrampicato su una scala per recuperare un faldone archiviato nel 1998. E non parliamo di quella volta in cui ho dovuto affrontare un datore di lavoro infuriato: altro che squali, quelli mordono davvero!

Romano aveva girato il mondo, io giro tra scrivania, sala riunioni e, se proprio voglio esagerare, raggiungo la macchinetta del caffè. Lui aveva storie di avventure e sopravvivenza, io ho storie fiscali di sopravvivenza. Lui si lanciava nei torrenti, io mi lancio nelle scadenze fiscali. Adesso Romano non c’è più, e il vuoto che ha lasciato è grande. Ma ogni volta che penso a lui, mi viene da sorridere: forse non sarò mai un eroe da romanzo, ma almeno posso dire di averne conosciuto uno vero.

La mia vita da commercialista del lavoro, a confronto con quella di Romano, sembra la trama di una sit-com ambientata in ufficio. Le mie giornate iniziano sempre con una sfida: trovare la motivazione per alzarmi dal letto, sapendo che ad attendermi ci sono montagne di scadenze, circolari ministeriali e clienti ansiosi come gabbiani davanti a una barca di pescatori. Il mio equipaggiamento da avventuriero? Computer portatile, calcolatrice, penne (che misteriosamente spariscono ogni settimana) e una scorta di caffè sufficiente a tenere sveglio un intero reggimento. La mia giungla è fatta di scartoffie, archivi che sembrano labirinti e password che cambiano ogni tre giorni, giusto per aggiungere un po’ di suspense. Le mie “missioni pericolose” sono le chiamate, se rispondono, con l’INPS, dove ogni risposta è un enigma degno della Sfinge. Le email dei clienti sono come messaggi in bottiglia: alcune portano richieste di salvataggio, altre solo lamentele per un errore di stampa nella busta paga. E poi ci sono le riunioni, vere e proprie maratone di sopravvivenza, dove l’unico modo per uscirne vivi è fingere di capire tutto quello che si dice.

Il mio sport estremo preferito? Cercare di spiegare a un cliente perché lo stipendio netto di un suo dipendente non è quello che ha visto “su internet” o sentito al bar, oppure affrontare la temibile “chiusura mensile”, quando ogni minuto conta e il panico si diffonde come un virus tra i colleghi. Altro che canyoning: qui si rischia davvero la pelle (o almeno la reputazione). Pensandoci bene, anche affrontare la burocrazia italiana richiede un certo spirito d’avventura… o almeno così mi piace raccontarmela.

Nella mia vita non ho mai invidiato nessuno, se non Romano, che era riuscito a indirizzare la sua esistenza verso un mondo fatto di viaggi avventurosi e, soprattutto, riusciva a star lontano dalla routine quotidiana. Il mio mondo selvaggio è fatto di gesti ripetitivi.

Ora è venerdì sera. Mentre Romano, probabilmente, avrebbe preparato lo zaino per una nuova avventura, io preparo mentalmente la lista delle cose da fare per lunedì. Però, come avrebbe voluto lui, mi appresto ad alzare un calice di vino e brindare al suo ricordo, perché lui avrebbe voluto essere ricordato così, con un buon brindisi.

Ciao Romano. Buon viaggio.

*ODCEC Lucca

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di Bernardina Calafiori e Alessandro Montagna*

Con la pronunzia in commento (Cass., sez. lav., n. 26021 del 9.07.2025, pubblicata il 24.09.2025), la Suprema Corte di Cassazione ha confermato il principio, già evidenziato in precedenti decisioni, in base al quale, in materia di sicurezza del lavoro, l’imprenditore è da ritenersi responsabile dell’infortunio occorso al dipendente, sia quando ometta di adottare le misure protettive (comprese quelle esigibili in relazione al rischio derivante dalla condotta colposa del dipendente medesimo) sia quando, pur avendole adottate, non vigili affinché queste siano, in concreto, osservate. Continua a leggere

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di Bernardina Calafiori e Alessandro Montagna*

Con la pronunzia in commento (Cass., sez. lav., n. 26035 dell’8.07.2025, pubblicata il 24.09.2025), la Suprema Corte di Cassazione ha fissato alcuni principi fondamentali in materia di obbligo di repêchage del datore di lavoro, per il caso di licenziamento del dipendente per giustificato motivo oggettivo, rilevando, più precisamente, che, a tal fine:

  • non vengono in rilievo tutte le mansioni inferiori dell’organigramma aziendale, ma solo quelle che siano realmente compatibili con le competenze professionali del lavoratore, ossia quelle che siano state effettivamente già svolte, contestualmente o in precedenza, dal dipendente;
  • il datore di lavoro non può ritenersi tenuto ad assolvere ad un obbligo del datore di lavoro di fornire un’ulteriore o diversa formazione del prestatore per la salvaguardia del posto di lavoro.

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di Andrea Sella*

Lo smart working nell’immaginario collettivo, soprattutto di chi non lavora effettivamente in modalità smart, è quello del periodo Covid.

In realtà, l’unico vero punto di contatto è dato dal fatto che la modalità operativa “da remoto” è entrata nell’esperienza quotidiana e nella concreta percezione della maggioranza degli Italiani. Di certo era una situazione contingente e necessitata e il criterio operativo seguiva la filosofia pragmatica del “meglio così che niente”, ma ha consentito ad un’ampia platea di lavoratori una riflessione su pregi e difetti della possibilità di lavorare lontano dall’ufficio, classicamente inteso, o comunque dalla sede abituale di lavoro, con modalità più flessibili e informali. Continua a leggere

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di Filippo Mengucci*

Nello svolgimento delle quotidiane attività professionali a molti colleghi è più volte capitato di affrontare una questione di complessità teorica e pratica concernente la valutazione del fenomeno del c.d. “danno da irregolarità contributiva”. Tale argomento rappresenta uno dei nodi centrali dell’ordinamento giuslavoristico e previdenziale, poichè incide sulla stabilità della posizione assicurativa del lavoratore e sulla distribuzione delle responsabilità tra i soggetti coinvolti nel rapporto che caratterizza il sistema previdenziale pubblico.

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di Vera Daniele*

Due e contrapposte le scuole di pensiero sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale.

Alla prima appartengono i “bulimici”, coloro che non possono più immaginare una vita senza impartire comandi ad Alexa. Sono coloro che hanno sostituito la fantasia ed il ragionamento con la concentrazione basilare, necessaria per scrivere un prompt dettagliato e completo. E poi ci sono gli “scettici”. Quelli per i quali l’Intelligenza Artificiale è “cosa altra” rispetto alla loro vita quotidiana. Ma prima o poi anche gli scettici, contaminati dai colleghi, per semplice curiosità o noia, un giorno si ritrovano ad interrogare Chat GPT. Ricordiamo tutti l’ebrezza e lo stupore della prima volta. Vediamo materializzarsi in pochi secondi un testo o una tabella, che avremo impiegato ore a redigere manualmente. Magari, la prima volta, chiediamo a Chat GPT di organizzarci un viaggio o di suggerirci una ricetta. Ma poi, perché no? Sperimentiamo anche un supporto nel nostro lavoro. Proviamo a chiedergli l’aiuto nella redazione di una lettera di contestazione o nella predisposizione di un parere. Le prime volte la curiosità ci porta a leggere le risposte, quasi sempre compiacendoci di ciò che abbiamo davanti agli occhi. Continua a leggere

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