di Fabiano D’Amato*

Con avviso dell’8 aprile 2026, l’INAIL ha comunicato l’aggiornamento dei servizi online relativi alla gestione delle denunce di iscrizione, variazione e cessazione delle posizioni assicurative aziendali.

L’intervento riguarda, in particolare, le posizioni riferite alle imprese soggette all’obbligo assicurativo e si inserisce nel più ampio processo di evoluzione digitale dei servizi dell’Istituto.

Le novità operative

A decorrere dall’8 aprile 2026, le procedure telematiche:

  • denuncia di iscrizione
  • denuncia di variazione
  • denuncia di cessazione

sono state rese disponibili in una nuova versione aggiornata, accessibile attraverso il servizio “Gestione Denunce di Esercizio”.

Il nuovo applicativo si propone di semplificare la gestione degli adempimenti e migliorare l’interazione con gli utenti, in linea con gli obiettivi di razionalizzazione dei servizi digitali.

Regime transitorio

L’Istituto ha previsto una fase transitoria durante la quale sarà possibile continuare a utilizzare anche i servizi nella versione precedente.

In particolare, le procedure attualmente in uso resteranno disponibili fino al 29 maggio 2026, data entro la quale gli utenti potranno scegliere alternativamente tra il vecchio e il nuovo sistema.

Strumenti di supporto

Unitamente all’aggiornamento, l’INAIL ha reso disponibili i manuali operativi relativi alle nuove funzionalità, consultabili nell’area dedicata del portale istituzionale.

https://www.inail.it/portale/it/supporto/guide-e-manuali-operativi/gestione-del-rapporto-assicurativo.html

Tale documentazione rappresenta un utile supporto per professionisti e operatori chiamati a gestire le nuove modalità operative.

In questa fase, appare opportuno un progressivo utilizzo del nuovo servizio, al fine di acquisire familiarità con le funzionalità introdotte ed evitare criticità in prossimità della dismissione definitiva dei sistemi precedenti

*ODCEC Roma

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di Calvelli Domenico*

Ci sono numeri della rivista che si lasciano presentare con facilità, perché hanno un tema dichiarato, quasi scolastico. E poi ce ne sono altri, come questo, che si fanno capire meglio dopo averli attraversati tutti, pezzo per pezzo, come si fa con certi paesaggi: non li comprendi dal cartello stradale, ma dalla strada. Il filo che tiene insieme queste pagine, a ben vedere, non è uno solo. È un intreccio.

C’è il tema della tenuta, anzitutto: tenuta psicologica, tenuta organizzativa, tenuta normativa, tenuta previdenziale. Ma c’è anche qualcosa di più sottile: il rapporto, sempre difficile e sempre decisivo, tra struttura e libertà, tra regola e persona, tra apparato e vita concreta.

In altri termini: il lavoro non è mai solo lavoro. Continua a leggere

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di Carlo Marinelli*

La questione della legittimità delle clausole individuali che prevedono un termine di preavviso per le dimissioni superiore a quello stabilito dalla contrattazione collettiva costituisce uno dei terreni più delicati e controversi del diritto del lavoro contemporaneo. Continua a leggere

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di Marco D’Orsogna Bucci*

 

La legge 199/2025 (legge di bilancio 2026), all’art. 1 comma 167, ha previsto la proroga anche per l’annualità corrente del trattamento di sostegno al reddito della Cassa integrazione straordinaria per cessazione attività ex art. 44 D.L. 109/2018 nel limite di spesa di 100 milioni di euro. La proroga riguarda un periodo massimo complessivo di autorizzazione non superiore a 12 mesi. Possiamo considerare la cassa integrazione straordinaria ex art. 44 D.L. 109/2018 l’unico strumento che permette, a determinate condizioni, l’intervento di un ammortizzatore sociale in una procedura di cessazione dell’attività aziendale. Continua a leggere

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di Francesco Mengucci*

Con l’aumento delle crisi di impresa, soprattutto per le imprese con almeno 50 addetti, si ripropone costantemente il tema della natura giuridica delle quote di Trattamento di Fine Rapporto che i datori di lavoro delle imprese di maggiori dimensioni sono tenute a trasferire al Fondo di Tesoreria dell’INPS.

L’obbligo nasce con la Legge Finanziaria 2007 (L. 27 dicembre 2006 n. 296) che ha introdotto il “Fondo di erogazione per il TFR ai lavoratori dipendenti del settore privato gestito dall’INPS”. Continua a leggere

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di Graziano Vezzoni*

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, tramite il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, ha diffuso una circolare che illustra le principali modifiche introdotte dalla Legge 2 dicembre 2025, n. 182, in materia di gestione amministrativa del personale marittimo e degli equipaggi. La riforma introduce una netta distinzione tra il contratto del comandante (atto pubblico, digitalizzato e trasmesso all’Autorità) e quelli degli altri membri dell’equipaggio (contratti privati, scritti, con testimoni e conservati a bordo). Tutto il processo è orientato alla digitalizzazione e alla semplificazione, con una maggiore responsabilità in capo al comandante e all’armatore. Continua a leggere

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di Maurizio Centra*

Da diversi anni l’Italia è uno dei paesi occidentali con la più alta età media della popolazione e, purtroppo, anche con un modesto tasso di crescita dell’economia reale, come dimostra in modo plastico l’andamento del prodotto interno lordo (Pil), che neppure gli oltre 220 miliardi di investimenti del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) sono riusciti a modificare. Oltre che una crisi demografica senza precedenti, secondo fonti Eurostat nel 2025 l’Italia ha registrato un ulteriore calo del tasso di fecondità, stimato in 1,13 figli per donna, che colloca il nostro Paese ai più bassi livelli non solo dell’Unione Europea ma del mondo. Continua a leggere

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di Giovanni Dall’Aglio*

Per molto tempo la responsabilità è stata considerata una virtù indiscutibile. Responsabile è chi mantiene le promesse, chi regge il peso delle aspettative altrui senza deviare, senza incrinarsi, senza sottrarsi. Chi porta avanti ciò che è stato iniziato, anche quando non coincide più con sé.

Il mondo del lavoro ha trasformato la responsabilità da scelta etica a meccanismo di auto-vincolo. Ma quando la responsabilità coincide interamente con l’adesione al ruolo, produce soggetti ideali per essere sostituiti. Non perché abbiano fallito, ma perché hanno funzionato troppo bene. L’intelligenza artificiale non ruba il lavoro all’umano creativo, inquieto, irregolare.

Assorbe invece il lavoro dell’umano che ha imparato a comportarsi come una macchina per senso del dovere. In questo senso, la responsabilità ha chiesto all’essere umano di diventare ciò che ora lo rende superfluo. Non è stata l’IA a imitare l’uomo. È stato l’uomo, per senso di responsabilità, a imparare a imitare la macchina. Michel Foucault lo aveva mostrato con chiarezza: le società moderne non funzionano principalmente attraverso la repressione, ma attraverso la normalizzazione. Il potere non chiede obbedienza cieca; chiede coerenza, continuità, affidabilità. Chiede soggetti che interiorizzino la norma e la riproducano spontaneamente. La responsabilità, in questo senso, non è solo una qualità etica: è un dispositivo. Forma individui che si adattano ai ruoli, che li abitano anche quando quei ruoli smettono di essere espressione di una tensione vitale. Spinge a sacrificare la parte eccedente, irregolare, creativa, pur di non rompere un patto implicito con l’aspettativa altrui.

L’intelligenza artificiale assorbe con naturalezza tutto ciò che è prevedibile, ripetibile, ottimizzabile. Tutto ciò che può essere fatto “con senso del dovere”. La macchina eccelle proprio dove l’umano ha imparato a essere responsabile nel senso tradizionale.

Ed è qui che appare una figura ambigua, quasi disturbante: colui che delude le aspettative.

Non chi fallisce per incapacità. Ma chi devia consapevolmente. Chi non rispetta fino in fondo la traiettoria assegnata. Chi interrompe, riformula, disattende. Chi introduce rumore. Una figura che, nel gergo classico del lavoro, è vista come inaffidabile e improduttiva, un eccesso. Ma in un’economia governata da sistemi che ottimizzano la conformità, l’eccesso diventa margine.

Deludere le aspettative, in questo senso, non è un atto morale, ma strutturale: significa non coincidere completamente con la funzione, non saturare il ruolo, non esaurirsi nella competenza. Significa lasciare uno spazio vuoto, improduttivo secondo i parametri classici, ma fertile.

Georges Bataille parlava di dépense: la parte di energia che non viene reinvestita, che eccede l’utilità, che sfugge alla razionalità economica. Per Bataille, ogni sistema che elimina l’eccesso si prepara alla rigidità, e dunque alla crisi. Applicata al lavoro, questa intuizione è radicale: l’individuo che non si consuma interamente nel senso di responsabilità potrebbe essere proprio colui che conserva una riserva di senso, di visione, di invenzione.

Non è irresponsabilità. È un’altra idea di responsabilità. Una responsabilità verso ciò che non è ancora richiesto. Verso ciò che non ha KPI. Verso ciò che non è immediatamente traducibile in performance.

Deludere le aspettative, allora, non come gesto romantico o ribellione sterile, ma come atto di libertà creativa. Come rifiuto silenzioso di essere completamente leggibili, completamente valutabili, completamente replicabili. È difendere quello spazio interno che nessun sistema – per quanto efficiente – può programmare senza distruggerlo. Non è un caso che una parte della filosofia del Novecento abbia identificato nella libertà creativa il tratto non negoziabile della natura umana: non ciò che l’uomo sa fare, ma ciò che non può essere interamente previsto.

Abbiamo confuso la responsabilità con la permanenza.

Rimanere, resistere, adattarsi, anche quando il ruolo non era più nostro. Ma la macchina resterà sempre meglio di noi. Sopporterà di più. Funzionerà meglio.

L’economia che viene non cercherà chi tiene insieme ciò che già esiste, ma chi ha il coraggio di non reggere più una forma che lo nega.

Deludere, oggi, non è mancare. È restare umani dove tutto spinge a diventare funzione.

*Ingegnere PhD in Trieste

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di Cinzia Segafredo*

Cos’è lo stress?

Lo stress è la convinzione di non riuscire a far fronte ad una certa situazione e così si generano paura, ansia e angoscia, tutte reazioni emotive diverse tra loro. Conoscere le differenze e come si relazionano, ci aiuta a vedere i problemi nella giusta prospettiva. Continua a leggere

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di Morena La Tanza*

Nelle organizzazioni il conflitto è spesso trattato come un’anomalia, un incidente di percorso o, peggio, come un segnale di cattivo funzionamento. In realtà il conflitto è una dimensione fisiologica della vita aziendale. Ogni organizzazione è un sistema complesso nel quale convivono interessi diversi, ruoli interdipendenti, pressioni sui risultati, aspettative individuali, rapporti di potere e differenze di valori. In un contesto di questo tipo, la divergenza non solo è possibile, ma è inevitabile. Il punto, dunque, non è chiedersi come eliminare il conflitto. La vera questione è comprendere quando esso rappresenti una forma utile di differenziazione e confronto e quando, invece, si trasformi in un fattore di deterioramento organizzativo, relazionale ed economico. È in questo passaggio che assume rilievo il tema della gestione dei conflitti e, nei casi più complessi, l’intervento mediativo. Continua a leggere

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