Culle vuote e rischi per il sistema previdenziale

di Francesco Mengucci* 

Per la prima volta dopo il 1918 – anno in cui un’intera generazione è rimasta sui campi di battaglia – le nascite in Italia sono scese sotto la soglia delle 500 mila unità. Questo fatto è ancor più grave se si considera che rispetto al 2014 il numero delle morti ha subito un incremento di oltre 60mila unità. Al riguardo i dati ISTAT parlano chiaro: nel 2015 le nascite si sono attestate a 488 mila, ben 15mila in meno rispetto all’anno precedente, con un nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia, dopo quello del 2014, e nello stesso anno i decessi sono stati 653 mila, con una dinamica negativa del popolazione di circa 165 mila unità.

Al gap demografico si deve poi aggiungere il saldo negativo migratorio – 130 mila è il saldo netto degli Italiani in uscita nel 2014, molti dei quali con laurea o master

– che ormai migrano ovunque nel mondo, insieme agli anziani che vanno a godersi la pensione all’Estero in paesi come Canarie o Portogallo.

Questo scenario è stato da molti definito un inverno demografico, se non addirittura un «suicidio».

Oggi gli Italiani sono 55 milioni a cui si aggiungono 5 milioni di immigrati ed è facile immaginare come, nel giro di mezzo secolo, la popolazione italiana potrebbe precipitare a quota 40 milioni, portando ad un binario morto ogni logica di sostenibilità economica del «Sistema Paese».

Non è necessario sottolineare quali conseguenze catastrofiche possono avere questi numeri per il nostro welfare, soprattutto per la sanità e le pensioni che hanno permesso al nostro Paese di raggiungere elevati livelli di benessere diffuso.

Sono allo studio le cause che hanno prodotto, per la prima volta, l’incremento dei decessi. Sicuramente l’epidemia di influenza registrata nei primi mesi del 2015 è fra le cause primarie, ma non devono essere sottovalutati gli effetti della crisi economica che ha indotto molti anziani a rimandare se non eliminare quelle cure sanitarie non più accessibili a una popolazione ormai indigente. Un’ulteriore ricerca del Banco Farmaceutico ha infatti rilevato che oltre 2,5 milioni di anziani hanno rinviato le cure mediche a data da destinarsi.

L’aspettativa di vita fino ad oggi è risultata sempre in crescita, determinando un progressivo innalzamento dell’età pensionabile. Il decreto legge 78/2010, convertito con legge 122/2010, ha previsto dal 2013 un progressivo innalzamento dei requisiti per l’accesso alla pensione, legati alla «speranza di vita», con l’obiettivo di sterilizzare gli effetti dell’allungamento della vita media della popolazione, a salvaguardia delle casse dell’Erario. La revisione ha una cadenza triennale fino al 2018, dopodiché l’adeguamento risulterà essere biennale.

In base al rapporto 2015 la speranza di vita per gli uomini si è attestata a 80,1 anni e per le donne 84,7. Nel 2014 invece gli uomini avevano una speranza di vita pari a 80,3 contro gli 85 delle donne.

A questo punto, considerando la riduzione dell’aspettativa di vita, la domanda è una sola: dal 2019 si abbasserà l’età pensionabile? In ogni caso l’art. 24 comma 9 del decreto legge 201/2011 prevede che dal 1° gennaio 2021 i requisiti per il pensionamento di vecchiaia siano fissati a 67 anni. Ciò significa che, se anche l’aspettativa di vita si riducesse di 5 mesi nei prossimi anni, il pensionamento di vecchiaia non potrà avvenire comunque prima del 67 esimo anno di età. Da segnalare inoltre che la legge 78/2010 non prevederebbe la possibilità di una riduzione dei requisiti per il pensionamento. In altri termini, l’adeguamento potrebbe avvenire, in teoria, solo a rialzo e mai a ribasso, ma su questo il Governo sta effettuando simulazioni e studi per una revisione normativa.

A parere di chi scrive, non è tanto necessario concentrarsi sull’età di accesso alla pensione, quanto sull’incremento della popolazione attiva e soprattutto su politiche sociali che possano permettere al Paese un ritorno ad un livello di nascite superiore alle 500mila unità, con uno sguardo costante al saldo attivo della popolazione. Basteranno le campagne pubblicitarie del Fertility Day per convincere gli italiani a mettere su famiglia?

*ODCEC Civitavecchia

 

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