LA TECNOLOGIA IN CANTIERE: è stata tenuta fuori? **

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È il 1978. Sono seduto in braccio a mio padre sul sedile del passeggero di una Fiat 131 Mirafiori, l’ammiraglia popolare, così veniva chiamata, colore rosso ossido.
Alla guida c’è una mia zia, giovane, forse da poco patentata. Stiamo percorrendo l’autostrada del sole all’altezza di Salerno, per andare in vacanza insieme al resto della famiglia. L’auto sta viaggiando a una velocità moderata e si avvicina ad un bivio dove dovrebbe svoltare. Tuttavia, per qualche motivo, la conducente, indecisa su quale direzione prendere, non riesce a girare il volante in tempo. Invece di svoltare, l’auto continua dritta e colpisce violentemente la barriera di protezione. L’impatto è forte e provoca danni significativi al veicolo, ma, fortunatamente, quasi nessuno agli occupanti, nonostante l’ammiraglia non abbia nessun tipo di sistema di protezione. Non c’erano nemmeno le cinture di sicurezza.

Sono passati ventuno anni. È il 1999. Per la prima volta, da neolaureato in Ingegneria Civile, entro in un cantiere. E ci arrivo con la mia automobile, una Renault Clio. Mi tolgo la cintura di sicurezza, che nel frattempo è diventata obbligatoria, e scendo dall’auto.
Ah, ci sono anche i poggiatesta e l’airbag, ma solo per il conducente. Quando entro in cantiere due operai mi accolgono con strafottenza. Un ragazzino che gli dice di mettersi il caschetto e le scarpe antinfortunistiche! Ma chi si crede di essere? Si perché questi sono i dispositivi di
protezione individuale di cui sono dotati. Le scarpe le hanno, il caschetto lo vanno a prendere e lo indossano.
Ma ridono, alle mie spalle.

È il 2025. Oggi. Vado ancora in cantiere, così come ho fatto per gli ultimi 25 anni. Ci arrivo sempre con la mia automobile, una Mercedes. Ha le cinture di sicurezza, che sono diventate adattive con pretensionatore. Oltre all’airbag per il conducente, ha quello per il passeggero, quelli a tendina e quello laterale. Dimenticavo, anche quello per le ginocchia. Possiede l’ABS, il sistema di bloccaggio in fase di frenata, il sistema di assistenza alla frenata di emergenza, il controllo della trazione, possiede un sistema avanzato di assistenza alla guida che utilizza tecnologie come sensori, radar, videocamere e computer di bordo per monitorare la guida e intervenire in caso di emergenza. Frena da sola se rileva un ostacolo e corregge la traiettoria se mi avvicino troppo alla linea di margine.
Mi tolgo la cintura e scendo. Allontanandomi, l’auto si chiude da sola. Entro in cantiere e mi accolgono due operai, questa volta senza strafottenza. Oggi mi rispettano, forse perché sono più esperto, o forse solo perché sono più vecchio. Non ho bisogno di dirgli di indossare i dispositivi di protezione individuale. Li hanno già, ma sono sempre gli stessi: il caschetto e le scarpe antinfortunistiche.

Non è corretto dire che la tecnologia non è riuscita ad entrare in cantiere. La tecnologia è stata tenuta fuori.
Che è profondamente diverso. In un mondo in cui la tecnologia è presente in ogni settore, in ogni angolo, in ogni momento della giornata, possiamo con certezza affermare che questa ha invaso la nostra vita così come, durante un’alluvione, l’acqua avrebbe allagato una città. Dove l’acqua non riesce ad arrivare è perché qualcuno ha creato delle importanti opere di difesa.
Costruite. Pensate. E quando si varca quella recinzione arancione, si torna indietro nel tempo. Mi chiedo perché.
Perché il cantiere è diverso … i muratori sono abituati così. Immaginati un muratore con indosso dei sensori per monitorare il suo stato di salute! Sarebbe comico.
Impossibile.
Impossibile. Vero. Come convincere mio nonno ad indossare la cintura di sicurezza negli anni Ottanta. Ma oggi le sue pronipoti salgono in auto e si allacciano la cintura. Non si chiedono perché devono farlo. Lo fanno e basta, perché il gesto è entrato nella loro quotidianità.
E la privacy? Come la mettiamo con la privacy? Non sarebbe mai possibile per la legge sulla privacy.
Chiediamolo a chi ha perso delle persone care.
Sceglierebbero di violare la legge sulla privacy pur di riavere indietro il marito, il figlio, il fratello?
Perché, oggi, esistono gli airbag per i motociclisti e per gli anziani, mentre non li indossano gli operai nei cantieri?
Perché, oggi, posso mettere delle fotocellule per bloccare il robot che pulisce casa per non farlo cadere dalle scale, mentre non posso usare la stessa tecnologia per bloccare un escavatore prima che cada in uno scavo?
Perché gli sportivi indossano sensori e fasce cardio per monitorare i loro parametri vitali, mentre gli operai non possono farlo?
Non è corretto dire che la tecnologia non è riuscita ad entrare in cantiere. La tecnologia è stata tenuta fuori.

*Ingegnere in Como

**NDR: Questo monologo è stato presentato durante il
seminario “La cultura della sicurezza” che si è tenuto il
giorno 7/7/2025 a Milano, nella sala Biagi del Palazzo della
Regione Lombardia, mentre la coreografa e ballerina Elena
Ajani danzava sul suono delle parole recitate, indossando
una tuta corredata di sensori che monitoravano alcuni suoi
parametri vitali trasformati in immagini su uno schermo.
La rappresentazione vuole dimostrare che, come per gli
sportivi, si potrebbero utilizzare questi strumenti anche
per i lavoratori, prevenendo rischi di malori o di infortuni.
Questa performance verrà sviluppata fino a diventare uno
spettacolo dal titolo “Have you ever thought of seeing
your emotions dance?” portato in tournée nazionale.

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