di Carlo Marinelli*

La crisi d’impresa è una condizione sempre più frequente nel tessuto produttivo italiano, acuita da fattori economici globali, transizioni tecnologiche e sfide strutturali. Uno degli aspetti più delicati da affrontare in tale contesto riguarda la gestione del costo del lavoro, che sovente rappresenta una delle voci di costo più significative nei bilanci aziendali. Aspetto tanto più delicato, in particolare nelle imprese che intendano accedere ad una delle procedure a carattere non liquidatorio previste dal Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza “CCII” (es. composizione negoziata, accordo di ristrutturazione dei debiti, concordato preventivo), che presuppongono, come condizione essenziale, la continuazione e dunque la sostenibilità dell’attività di impresa nel tempo, spesso privilegiando la salvaguardia dell’occupazione. Continua a leggere

di Vincenzo Ferrante*

Nel gran parlare che si fa dell’intelligenza artificiale (AI o IA, a seconda che si usi la sigla italiana o anglo-sassone) non si deve dimenticare che tutta la legislazione più recente va nella direzione di una tendenziale classificazione delle imprese secondo parametri di congruità, nella prospettiva di circoscrivere gli accertamenti ispettivi a quelle realtà nelle quali la mancanza di proporzione tra il volume d’affari e il costo del lavoro fa sorgere il sospetto che qualcosa non vada nel verso giusto.
È un modello oramai largamente diffuso nel campo degli accertamenti fiscali, grazie anche all’ormai archiviata esperienza degli “studi di settore”, e che mira a selezionare profili di affidabilità, secondo la definizione di una sorta di identikit di contribuenti standard. Continua a leggere

di Luisella Fontanella *

Introduzione
La questione della giusta retribuzione, strettamente legata al concetto di salario minimo, è al centro di un dibattito giuridico e politico che affonda le sue radici tanto nei trattati internazionali quanto nella nostra Carta costituzionale. Due strumenti cardine in materia, le Convenzioni OIL n. 26/1928 e n. 117/1962, delineano le basi normative internazionali per la fissazione dei salari minimi, mentre l’art. 36 della Costituzione italiana definisce un principio di tutela sociale assai più avanzato. Questo articolo intende analizzare il percorso giuridico e storico della retribuzione minima in Italia, fino ai giorni nostri, ponendo in relazione le fonti sovranazionali e la normativa interna. Continua a leggere

di Graziano Vezzoni*

La partecipazione dei lavoratori della Pubblica Amministrazione in attività sportive, sia come volontari che, come lavoratori sportivi retribuiti, è disciplinata dall’articolo 25, comma 6, del Decreto Legislativo n. 36/2021. Questa normativa stabilisce chiaramente i criteri e le procedure per l’autorizzazione di tali attività, delineando un quadro regolamentare specifico per i dipendenti pubblici. Continua a leggere

di Andrea Federici*

“Gli oppressori non sentono il loro avere di più come privilegio che disumanizza gli altri e loro stessi.” (Paulo Freire, La pedagogia degli oppressi, 1970)

Preciso da subito che, per semplicità e chiarezza, mi concentrerò solo sull’aspetto pratico e operativo della questione, consapevole della complessità del tema e delle diverse interpretazioni offerte dalla giurisprudenza e dalla dottrina. L’intento è fornire un aiuto concreto a chi si trovi nella posizione di dover valutare una richiesta di trasferimento presentata da un dipendente che assiste una
persona in condizioni di grave fragilità. Continua a leggere

di Filippo Moschini*

Cenni introduttivi
È notorio che il bilanciamento degli interessi tra datori di lavoro e lavoratori non sia affatto cosa semplice, soprattutto in un paese come il nostro in cui spesso si eccede nella furbizia anziché nella virtù.
Un chiaro esempio di questa difficoltà è la travagliatissima regolamentazione dell’istituto delle dimissioni nel corso dell’ultimo decennio.
In origine, le dimissioni andavano presentate mediante una comunicazione scritta con la quale il lavoratore doveva manifestare inequivocabilmente la propria volontà in tal senso. In base a un orientamento giurisprudenziale consolidato, invece, se il lavoratore abbandonava il posto di lavoro, lo stesso veniva dichiarato comunque dimissionario per fatti concludenti. Continua a leggere

di Domenico Calvelli*

C’è un filo rosso che unisce numeri e persone, conti economici e diritti sociali, payroll e dignità del lavoro: quel filo viene tenuto saldo dai commercialisti che hanno scelto di muoversi nell’area giuslavoristica. Li incontriamo sui palchi dei convegni ma, ancora più spesso, ogni mese a chiudere prospetti paga che valgono più di qualunque bonus motivazionale; li vediamo bussare all’Ispettorato nazionale del Lavoro, parlare con funzionari INPS ed INAIL, predisporre modelli CU e, nello stesso tempo, suggerire piani di welfare che trasformano il costo in valore. Continua a leggere

di Marino Gabellini*

In sede di conversione del Dl 16 settembre 2024, n. 131, la Legge 14 novembre 2024, n. 166, con l’introduzione dell’articolo 16-ter, è stato modificato, con effetto dal 1° gennaio 2025, il trattamento del prestito o distacco di personale ai fini IVA. La norma ha abrogato il comma 35, dell’articolo 8, della Legge n. 67 del 1988, che così disponeva: “35. Non sono da intendere rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto i prestiti o i distacchi di personale a fronte dei quali è versato solo il rimborso del relativo costo.” Continua a leggere

di Paolo Soro*

Di seguito, le risposte ai quesiti su fattispecie “dubbie” afferenti sia al vecchio che al nuovo regime impatriati.
1) Ulteriore quinquennio agevolabile: chi esercita l’opzione a pagamento e chi accede gratuitamente?
L’Agenzia ha precisato che risultano esclusi dalla possibilità di esercitare l’eventuale opzione:
– Gli sportivi professionisti
– Coloro che si sono trasferiti in Italia a partire dal 30 aprile 2019
– I cittadini italiani, rientrati entro il 29 aprile 2019, non iscritti all’AIRE
– I cittadini extra-comunitari Continua a leggere

di Luisella Fontanella*

Nella redazione del contratto individuale di lavoro spesso si dimentica l’importanza del patto di prova
relegandolo a semplice parametro numerico: giorni.
Anche la recente Legge 13 dicembre 2024 n. 203 “Collegato Lavoro” entrata in vigore il 12 gennaio 2025,
cercando di risolvere la casistica nel rapporto di lavoro a termine, si è limitato ad indicare un’asettica modalità di calcolo aritmetico in relazione alla durata della prestazione appiattendo livelli, qualifiche e mansioni. Continua a leggere